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Soft Struggle /lotta gentile

Nel contesto dei laboratori di esperienze condivise

Europe/Rome
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Soft Struggle 

/Lotta Gentile

Un laboratorio performativo sulla negoziazione dello spazio e le micro-politiche della co-presenza

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Soft Struggle / Lotta Gentile                         

Organizzato da Studio Atelierista Firenze

In questo laboratorio di quattro ore usiamo strumenti delle pratiche artistiche performative — composizione dal vivo, consapevolezza corporea, score-making — per esplorare la natura relazionale dell'essere: come continuamente influenziamo ed essere influenzati dagli altri nello spazio condiviso. La convivenza appare qui come un processo collettivo in continuo divenire, plasmato da tutti coloro che sono presenti — e da chi non c'è.

Da lì ci volgiamo alla domanda su come negoziamo lo spazio in pubblico: fisico, personale, sociale, mentale. Quanto spazio prendiamo? Quanto ne cediamo? Quando ci adattiamo, insistiamo, ci mascheriamo o ci ritiriamo nel negoziare i nostri bisogni in relazione agli altri?

I partecipanti svilupperanno piccoli score performativi attorno a queste domande, che poi intrecceremo in un'intervento collettivo in una piazza pubblica, dove queste negoziazioni potranno essere messe alla prova in tempo reale.

Se la convivenza è la negoziazione dello spazio condiviso, può anche essere intesa come una sorta di lotta gentile. Chi ha il diritto di stare dove, e perché? A guardarli da vicino, gli argomenti nel loro nucleo sono sorprendentemente semplici: ero qui prima, quindi appartengo qui; sono più potente, quindi questo è mio. Eppure queste fragili pretese organizzano il modo in cui coesistiamo, ci muoviamo, persino riposiamo — eco delle stesse logiche che modellano territori, confini e nazioni.

Nel laboratorio trattiamo l'intervento stesso come qualcosa in cui intervenire. Piuttosto che rivendicare lo spazio apertamente, il compito è negoziare la presenza che si crea — includendo le piccole violenze dell'essere rumorosi, visibili o collettivi, così come le violenze esterne che tentano di negare queste pretese spaziali. 

Cosa significa creare spazio per sé stessi in un mondo in cui, governato dai social media, tutto è già pubblico?

I facilitatori

Barabas Szigeti è performer, regista e ricercatore teatrale. Il suo lavoro esplora la fragilità della rappresentazione e il potere trasformativo della presenza condivisa — sviluppando un linguaggio scenico che rende visibile il processo di formazione di un'immagine mentre accade, prima che si consolidi in significato.

È il creatore di I:AM Momo e co-fondatore del gruppo di ricerca nothing_happens (www.nothinghappens.org), con cui sviluppa una forma di teatro epico metamoderno che non offre realtà stabili, ma abita la loro instabilità. Nelle sue creazioni, luce, suono e composizione drammaturgica vengono gestiti dal vivo, e il pubblico non è osservatore passivo ma materia viva dello spettacolo. I tempi di una scena appartengono ai performer — o a nessuno — creando strutture che consentono di rispondere alla situazione piuttosto che eseguire un ruolo prestabilito.

Il suo lavoro è stato descritto dall'esaminatore del programma CDPR come «uno spettacolo spettacolarmente non spettacolare», costruito con «un acuto senso del ritmo, del tempo e della composizione» — e definito, nella carriera dell'esaminatore, uno dei rari lavori «di così alta qualità artistica e intellettuale».

Kadence Luella Neill è coreografa, performer e scrittrice. La sua pratica si muove all'intersezione tra danza, teatro, mistica e composizione collettiva — indagando la coreografia come modalità devozionale e filosofica, capace di tenere insieme contraddizione, estasi e fragilità della presenza.

Nata a New York e attualmente tra Helsinki e New York, ha completato il MA in Coreografia presso la University of the Arts Helsinki. Per anni membro della compagnia Nature Theater of Oklahoma, ha performato in festival e venue internazionali tra cui Wiener Festwochen, Kampnagel, HAU Berlin, Steirischer Herbst e Southbank Arts Centre. I suoi lavori collaborativi sono stati presentati a Helsinki, Londra, New York e Düsseldorf, con coreografie mostrate presso Kokoteatteri, Kunstakademie Düsseldorf, Irondale Arts Center e IKLEKTIK.

Nel 2024 è stata DanceWEB scholar a ImPulsTanz, sotto la mentorship di Isabel Lewis. Il suo lavoro abita la frammentazione, la poetica mistica e il corpo come luogo di tensione politica e spirituale. Tiene il non-sapere come parte integrante di qualsiasi processo creativo — lavorando con il lutto, le soglie, e ciò che non può essere conosciuto fino in fondo.



👥 Max 20 partecipanti
🗣 Traduzione italiano/inglese garantita durante tutto il laboratorio

Contributo libero e consapevole 
I laboratori si tengono in economia del dono, così da poter organizzare altre iniziative o/e rimborsare le facilitatrici. Puoi portare il tuo contributo direttamente il giorno del laboratorio, oppure, se preferisci, farlo in anticipo tramite questo link: https://bit.ly/soft-struggle

Per informazioni contattateci a:
📞 +39 375 585 1428

Parte del ciclo di laboratori "Laboratori di Esperienze Condivise".